Pensare con lo sguardo, Giorgio Morandi e Alain Urrutia.
Maab Gallery (Milano)
Pensare con lo sguardo, Giorgio Morandi e Alain Urrutia.
Maab Gallery (Milano)
Pensare con lo sguardo, Giorgio Morandi e Alain Urrutia.
Maab Gallery (Milano)
#1
Oil on linen on board, 23×17 cm.
Pensare con lo sguardo, Giorgio Morandi e Alain Urrutia.
Maab Gallery (Milano)
Pensare con lo sguardo, Giorgio Morandi e Alain Urrutia.
Maab Gallery (Milano)
Pensare con lo sguardo, Giorgio Morandi e Alain Urrutia.
Maab Gallery (Milano)
#2
Oil on linen on board, 21×15 cm.
Pensare con lo sguardo, Giorgio Morandi e Alain Urrutia.
Maab Gallery (Milano)
#4
Oil on linen on board, 23×17 cm.
Pensare con lo sguardo, Giorgio Morandi e Alain Urrutia.
Maab Gallery (Milano)
Pensare con lo sguardo, Giorgio Morandi e Alain Urrutia.
Maab Gallery (Milano)
Pensare con lo sguardo, Giorgio Morandi e Alain Urrutia.
Maab Gallery (Milano)
Pensare con lo sguardo, Giorgio Morandi e Alain Urrutia.
Maab Gallery (Milano)
Pensare con lo sguardo, Giorgio Morandi e Alain Urrutia.
Maab Gallery (Milano)
#1
Oil on linen on board, 23×17 cm.
Pensare con lo sguardo, Giorgio Morandi e Alain Urrutia.
Maab Gallery (Milano)
Pensare con lo sguardo, Giorgio Morandi e Alain Urrutia.
Maab Gallery (Milano)
Pensare con lo sguardo, Giorgio Morandi e Alain Urrutia.
Maab Gallery (Milano)
#2
Oil on linen on board, 21×15 cm.
Pensare con lo sguardo, Giorgio Morandi e Alain Urrutia.
Maab Gallery (Milano)
#4
Oil on linen on board, 23×17 cm.
Pensare con lo sguardo, Giorgio Morandi e Alain Urrutia.
Maab Gallery (Milano)
Pensare con lo sguardo, Giorgio Morandi e Alain Urrutia.
Maab Gallery (Milano)
PENSARE CON LO SGUARDO
Berlin 2023
MAAB Gallery
Milano 2023
La mostra mette in scena un dialogo rarefatto e sommesso tra una selezione di importanti incisioni di Giorgio Morandi, datate tra il 1915 e il 1956, e una nuova serie di quadri di Alain Urrutia. La pittura come cosa mentale, con il suo potere di liberarsi dalla rappresentazione naturalistica degli oggetti per aprirsi sull’essenza delle cose è dunque il punto di partenza di questo ideale dialogo pittorico.
Entrambi gli artisti procedono infatti non forgiando immagini secondo verosimiglianza, ma costruendo idee attraverso le sembianze degli oggetti, che diventano membrane, diaframmi, confini, che aprono la visione su presenze nascoste, trasposizioni figurate di stati d’animo. consonanze ed echi interni al mondo delle immagini e al mistero che esse portano con sé.
Cosa riflettono le immagini? La domanda sembra aleggiare da un’opera all’altra: le immagini di Morandi scambiano la corporeità con l’ombra e puntano all’archetipo, tanto quanto quelle dipinte da Urrutia sono lasciate libere di circolare nel flusso della coscienza anarchiche nella loro assolutezza anche quella inconscia.
Le immagini riflettono quindi la loro capacità di riflessione, che è quella dei loro due autori, mai dimentichi del fatto che, come scriveva Leonardo da Vinci: «La pittura è il maggior discorso mentale». Questo vuole anche dire, nell’opera dei due artisti, dare voce all’inesprimibile, a ciò che abitualmente non si lascia vedere. Nel caso di Morandi è la qualità incorporea della luce che trapela dall’uso magistrale del chiaroscuro dell’incisione, e che porta queste opere allo stesso livello della pittura, come già evidenziato da Cesare Brandi. Gli oggetti escono cos dalla loro sembianza quotidiana, come ad estrarre un nocciolo dal frutto, e acquistano una verità che va oltre la loro apparenza. In modo analogo, seppur con una diversa tecnica espressiva e un mutato orizzonte culturale, Alain Urrutia sa spingersi oltre i confini della rappresentazione dipingendo l’assenza, anche attraverso il riflesso in uno specchio, o un piedistallo deserto della sua scultura, una figura di spalle, il nodo di una tenda o una clessidra in cui il tempo score all’indietro.
The exhibition presents a rarefied and understated dialogue between a selection of important engravings by Giorgio Morandi, dated between 1915 and 1956, and a new series of paintings by Alain Urrutia. In this ideal interaction between works, the starting point is painting as a mental thing, with its power to free itself from the naturalistic representation of objects in order to open up to the essence of things.
In fact, both artists create their works not by forging images that resemble something, but by constructing ideas through the semblances of the objects, which become membranes, diaphragms, boundaries, for openingthe vision to hidden presences, figurative transpositions of states of mind, consonances and echoes within the world of images and the mystery they carry with them.
What do the images reflect? The question seems to be hovering from one work to the next: Morandi’s images exchange a corporeal quality for shadow and focus on the archetype, just as Urrutia’s paintings are left free to circulate in the flow of consciousness, anarchic in their absoluteness, including the unconscious.
The images therefore express their capacity for reflection, which is that of their two authors, never forgetting that, as Leonardo da Vinci wrote: «Painting is the greatest mental discourse». In the work of these two artists, this also means giving a voice to the inexpressible, to what is not normallv allowed to be seen. In Morandi’s case, it is the incorporeal quality of light that emanates from his masterly use of chiaroscuro in engraving, and which puts these works on the same level as painting, as Cesare Brandi already pointed out. The objects therefore emerge from their everyday semblance, as if the stone were extracted from the fruit, and acquire a truth that goes beyond their appearance. Similarly, albeit with a different expressive technique and an altered cultural horizon, Alain Urrutia knows how to push the boundaries of representation by painting absence, also through the reflection in a mirror, or a deserted pedestal of his sculpture, a figure from behind, the knot of a curtain or an hourglass in which time flows backwards.